lunedì 7 gennaio 2008

Il governo Prodi segue il modello dei lavoratori: il...precariato!

Non possiamo credere che si tratti di una coincidenza: quando in Italia viene citata la frase “Maggioranza di Governo” anche al cittadino profano alla politica, ascoltandola così su due piedi, gli viene chiedersi “sì, ma di quale nazione?”
Ripetiamo, non si tratterebbe di un appassionato di ideologie e di meccanismi elettorali, di un attento spettatore dei balletti d’opinione di senatori a vita e transfughi di prime o seconde repubbliche...ma di un cittadino che, ascoltando i leader del centrosinistra, non riesce più a distinguere il telegiornale da “Striscia la Notizia”, “Porta a porta” da “Crozza Italia”, e così via.
L’italiano medio, non per sua colpa, fatica a comprendere su quale base logica il centrosinistra abbia ancora il coraggio di governare.
Alcuni fra i tanti motivi...come si fa a concepire che i peggiori avversari politici si trovino nel proprio schieramento? Per quale ragione il presidente della camera rilascia dichiarazioni come presidente del partito contro il governo che rappresenta e non come figura istituzionale? Ma soprattutto come si fa ad avere il maggior partito della coalizione che nasce nel bel mezzo del governo della nazione ed esprime un leader diverso dai presidenti del partito di origine e dello stesso premier? Chi può mai credere che la fusione tra Ds e Margherita contribuisca alla stabilità della coalizione, quando i ¾ del centro-sinistra hanno di fatto espresso quale dovrebbe essere il loro futuro leader...
Ormai non bastano le ciambelle di salvataggio lanciate a Prodi ora dal C.S.M. con il trasferimento d’ufficio prima per il giudice De Magistris e poi per la Forleo, ora dal giullare di corte del momento(Celentano, non avevi di meglio da dire nella prima serata? Anche il tuo senso della realtà non sta troppo bene...). Ancora meno ha ben poco senso che nella finanziaria gli emendamenti della maggioranza superino quelli dell’opposizione, come se la considerassero ancora più inadeguata di quanto già non lo faccia il centro-destra. Non ha alcuna continuità politica con le 281 pagine di programma dell’Unione, con i punti politici concordati pochi mesi dopo, con l’impegno solenne che Sircana, tra professioni e professioniste del marciapiede, fosse il portavoce unico delle dichiarazioni della coalizione stessa...non c’è più nemmeno l’ombra di questi pur versatili criteri, dove comunque un partito che si rispetti avrebbe difeso con dignità la propria posizione.
Invece è evidente che persino un deserto è più ricco di contenuti di questa accozzaglia di anti-destra. Continuano ad inciampare addirittura sugli stessi temi, con varianti minime: per Luxuria l’importante non è il suo lavoro da Parlamentare, quanto essere un/a testimone di nozze transgender; Mastella, che oltre a far rimuovere chi indaga su di lui mette l’aereo dello stato a disposizione della famiglia, Di Pietro che oltre a sfidare le regole della grammatica, si interessa maggiormente ad un dicastero che non gli appartiene...ed in penombra, dopo più di un anno e mezzo, prosegue il caos nelle attività dei 100 e passa sottoministri, nel variopinto mosaico di record negativi di questa legislatura.
Altro che i “vaffa” di Grillo...altro che l’abbandono dei Radicali da parte di Capezzone..altro che il calendario degli appuntamenti del senato tarato con gli impegni dei senatori all’estero e degli ex presidenti della repubblica...questi personaggi al potere continuano a cambiare simboli, colori, referenti, ma non parole e fatti.
Il governo Prodi, in sostanza, mostra tutta la sua empatia verso i lavori precari, ma non quando sfila ipocritamente in piazza con loro(quando in realtà avrebbe ben altri mezzi per aiutarli), bensì quando si cala nei loro panni, vede il proprio futuro incerto pur cercando di convincere chi ha intorno che non è vero, e va tutto più o meno bene...
La nostra speranza, anche per il futuro del precario, è che questa farsa termini il prima possibile, sempre che, come nel peggiore modello di contratti interinali, non continuino a rinnovarsi contratti e mansioni ogni settimana e con...le firme degli elettori...

Fabio Battisti

lunedì 7 maggio 2007

Pene e responsabilità?...Facoltative...

Il costume italiano, negli ultimi anni, è passato da modelli di firme a...divieti di fermi. Con le dovute cautele delle eccezioni possiamo solo constatare che reti mediatiche ed istituzioni puntano ad una riduzione sistematica delle responsabilità, sia dei singoli che dei gruppi.

Dopo una messa a fuoco dello scalpore per una tragedia, dopo per gli aggiornamenti per la caccia all’uomo, dopo il mostro in prima pagina, subentra il rovescio della medaglia, con la ricerca della comprensione e del perdono dell’evento prima ancora delle sue cause...

Nell’arco di pochi giorni, la sentenza sul delitto di Cogne ha lasciato spazio all’uccisione nella metro di Roma di Vanessa Russo, e le posizioni a dir poco progressiste verso le responsabili della sua morte. Per quale motivo i familiari dovrebbero concedere il perdono? Un repentino pentimento delle loro azioni? Eppure, invece che costituirsi, queste due donne stavano preparando la propria fuga verso la Spagna.

D’altronde, non è una novità che stanno scomparendo le confessioni alla Tenente Colombo: messi di fronte ad indizi e prove, i colpevoli dei reati più gravi trovano il maggior numero di scappatoie possibili nei confronti della legge, oltre che verso la propria coscienza.

Ci troviamo così a discutere dell’intenzionalità del piantare un ombrello in un occhio, come quella di un anno fa nella premeditazione di uccidere un bambino sequestrato, o della capacità di intendere e di volere per sterminare vicini di casa e familiari, come se una possibilità di appello bastasse a rassicurare la società, ricordargli sottovoce che in fondo è buona e caritatevole, che chi è cattivo non ne è parte integrante, oppure che vi è comunque parte non è realmente cattivo ma solo stato sfortunato nel corso della vita, folle quanto basta a garantirgli il passaggio attraverso il purgatorio, noncuranti che la maggiore sfortuna è stata quella delle vittime.

Non solo non si pensa a queste, ma nemmeno si considera che il perdono, religioso o laico che sia, non soltanto una prova di vita drammatica per chi si appresta a darlo, ma è anche una forma di apprendimento per il colpevole che passa per dovuti tempi e modi, una possibilità di riscatto da sudarsi con ben più di 7 camicie.

Invece ci stiamo imbattendo in un buonismo che assolve tutto e tutti, un blob in grado di inglobare idealmente sia l’indulto che le moratorie internazionali su crimini e criminali altrui(come se il nostro modello giudiziario funzionasse), in grado di annullare ed al tempo stesso de-idealizzare il concetto di “colpa” diluendolo in pochi giorni passando dai titoli di testa ai trafiletti in quindicesima pagina.

Intanto le stesse persone che vedono negli uomini di chiesa l’espressione del medioevo si fanno venire i lucciconi agli occhi quando uno di questi nomina quelle otto lettere altisonanti, ed è in quei momenti che dovremmo domandarci se non si stanno creando nuove premesse per far piangere ancora chi in paradiso ci andrebbe comunque.

venerdì 4 maggio 2007

INTERROGAZIONE PARLAMENTARE SULLA TURBOGAS DI PONTINIA

La seguente è l'Interrogazione Parlamentare sostenuta dal vice-presidente della Camera Giorgia Meloni e dal Presidente della Commissione Ambiente Fabio Rampelli sull'allucinante progetto della Turbogas nei pressi di Mazzocchio:


MELONI e RAMPELLI. “Al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare; al Ministro dello Sviluppo Economico. – Per sapere – premesso che:


Negli ultimi tempi si assiste ad un proliferare insensato di progetti mirati all’aumento di produzione di energia elettrica per incrementare utili e consumi a discapito delle comunità locali;

la realizzazione di una centrale turbogas nell’area industriale di Mazzocchio, nel territorio del comune di Pontinia (Latina), ne è solo l’ultimo esempio dopo quello relativo alla centrale che sorgerà nella zona di Campo di Carne, nel comune di Aprilia;

la futura centrale avrà una potenza pari a 400 Megawatt e sarà costruita su un territorio già particolarmente compromesso da un punto di vista urbanistico-ambientale e senza che siano state adottate, da parte delle amministrazioni locali, tutte le misure idonee a tutela della salute dei cittadini e a salvaguardia dell’ecosistema ambientale;

il lotto su cui sorgerà l’impianto è di complessivi 50.000 mq (cinque ettari); il gas metano che brucerà è pari a 160.000 Sm3/h; sarà costituito un elettrodotto di 6,5 Km sino alla centrale di smistamento di Sezze Scalo, e un metanodotto di 7,3 Km; si prevede, inoltre, la realizzazione di un rilevamento di materiale di cava per circa 2-3 metri sul livello del mare (attraverso 60.000 m3 di materiale); il camino principale avrà un’altezza di 60 metri;

il progetto era stato presentato nel maggio del 2002 dalla società <>, a cui era subentrata il 20 dicembre dello stesso anno la <> del gruppo ACEA, incorporata poi in <> in data 29 settembre 2005, divenuta ora, a tutti gli effetti, titolare del progetto;

con tale centrale, la Regione Lazio, a fronte di una produzione già ampiamente eccedente rispetto al fabbisogno, arriverebbe a produrre circa 14.000 Megawatt di energia, cioè quasi un quinto dell’intero fabbisogno nazionale;

si prevede che il nuovo impianto di Pontinia possa immettere nell’atmosfera una quantità di calore a temperatura altissima, di gas combustibili e sostanze chimiche altamente inquinanti;

la stima è di circa 1 milione di tonnellate all’anno di biossido di carbonio, 1350 t/anno di ossidi di azoto, 750 t/anno di anidride solforosa, 670 t/anno di monossido di carbonio, 150 t/anno di benzene, 1400 t/anno di altri idrocarburi, 20 t/anno di formaldeide, 50 t/anno di ammoniaca, 310 t/anno di polveri fini ed ultra fini;

una ricerca condotta qualche anno fa dall’Istituto per la sintesi organica e la fotoreattività del Consiglio Nazionale delle Ricerche aveva già dimostrato come le nuove centrali a turbogas per la produzione di energia elettrica siano altamente inquinanti e pericolose per la salute dell’uomo;

il consumo dell’acqua della centrale di Pontinia sarà di circa 200.000 metri cubi annui (28 m3/h); milioni di litri d’acqua saranno per questo prelevati dagli acquedotti e dalle falde acquifere aggravando ulteriormente lo stato idrogeologico del territorio;

occorre poi tenere conto delle possibili gravi conseguenze per l’agricoltura, la zootecnia, le colture tipiche locali e biologiche; le polveri sospese, infatti, provocano la formazione di nebbie e nuvole, favorendo il verificarsi dei fenomeni delle piogge acide;

i cittadini di Pontinia fortemente preoccupati della realizzazione del progetto, non sono stati consultati nella fase introduttiva del procedimento, come previsto dalla normativa comunitaria vigente;

gli studiosi ritengono che l’approccio attualmente seguito per ottenere l’autorizzazione alla realizzazione di nuovi impianti si riveli inefficace per valutare l’inquinamento da polveri di centrali a gas che producono articolato di piccola taglia;

sull’autorizzazione ministeriale (d. m. 5 dicembre 2005) grava un contenzioso giurisdizionale che potrebbe concludersi con il suo annullamento;

se il Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare non ritenga opportuno sospendere la procedura autorizzatoria a suo tempo avviata, riesaminando la compatibilità ambientale del progetto in esame, anche tenuto conto del fatto che nel frattempo sono mutati i presupposti e le valutazioni che avevano a suo tempo legittimato il rilascio del parere positivo;

se il Ministro dello sviluppo economico non intenda evitare di emettere la concessione unica alla costruzione della centrale di Pontinia;

se i Ministri interrogati non ritengano opportuno convocare, in tempi brevi, un tavolo di concertazione con gli enti locali, le parti interessate ed esperti in materia al fine di monitorare l’andamento del procedimento e di prendere iniziative condivise, nel rispetto dell’ambiente e della salute pubblica.”

domenica 15 aprile 2007

Il paese dei balocchi...per chi non li merita

Affermiamolo subito, senza girarci troppo attorno o lasciare adito interpretazioni ambigue che non corrispondono all’evidenza: a livello istituzionale nell’ultimo anno noi italiani siamo passati spesso per degli imbecilli. Senza troppi sforzi, senza spettegolezzi da mercato, sono risultati più che sufficienti le incoerenti posizioni in politica estera e le loro conseguenze. Senza scomodare certe idee ante litteram sulla pace ed i mezzi su come ottenerla, basta osservare un paio di recenti episodi per considerare come la nostra impronta istituzionale di imbecilli si rinomata all’estero e tra gli stranieri in Italia.

La storia di Mastrogiacomo e le sue pieghe più truci hanno svelato quanto la nostra debolezza non sia un mistero per gente abituata a trattare (e bistrattare) con le vite umane. A questo possiamo aggiungere l’incapacità di Prodi e D’Alema di utilizzare le risorse che uno stato ha per il benessere dei propri cittadini: non il consolato, non l’unità di crisi della Farnesina, e nemmeno i servizi segreti che in varie circostanze hanno fatto la differenza, ma Gino Strada, la massima autorità di un’associazione che pubblicamente disprezza sia i motivi per i quali il nostro esercito si trova lì che tutto quello che ne deriva...c’è da sorprendersi che il risultato “umanitario” della transazione sia stato la morte dei due accompagnatori del giornalista, la scarcerazione di 5 guerriglieri e l’arresto di un suo collaboratore? Se a tutto questo aggiungiamo il veleno che ha scaricato sullo stesso Prodi...un mediatore come lui vi darebbe fiducia come amministratore del condominio?

Dati i freschi precedenti, è inutile ricordare a quale nazione appartengono i soldati bersagliati dai terroristi per ottenere dei facili successi politici...

L’altro episodio coincide con gli incidenti creati dalla comunità cinese di Via Sarpi a Milano, originati dal non voler pagare una multa. I rivoltosi hanno mostrato orgogliosi la bandiera della Repubblica Popolare Cinese, un posto dove quando si finisce in galera la chiave della cella viene buttata via per molto meno. Oltre ad incoraggiare vivacemente questi buontemponi a tornarsene nella loro amata patria, sarebbe curioso interrogarli sul loro concetto di “integrazione”, e la differenza che intercorre tra questa e l’idea che possano esistere delle zone franche dove una etnia possa acquisire dei diritti ma non dei doveri verso lo stato ospitante.

Anche in questo caso la sinistra cosa fa? Straparla a mezzo stampa, lamentandosi della repressione da parte delle forze dell’ordine confondendo le cause con le conseguenze.

In entrambi i casi, dire che amiamo far rispettare i nostri diritti, dentro e fuori l’Italia, è puro sarcasmo. In entrambi i casi, dentro e fuori l’Italia, gli stranieri che credono (e riescono) a vivere ed agire al di fuori di regole universalmente condivise sentono di poter contare su alcuni nostri connazionali, indefessi anti-italiani ed anti-occidentali in nome di una divinizzazione di comportamenti culturali ed antropologici alternativi ai nostri. Non si perdona un’esecuzione capitale di uno stato, giustamente deprecabile, ma si sorvola su attacchi-kamikaze e sgozzamenti di civili inermi.

Nell’Italia, il paese dei balocchi, questi possono essere raggiunti da chi non ne merita nemmeno l’ombra, se non addirittura esportati fregandosene dei “dazi” da pagare verso le altre identità nazionali.

Globalizzazione o meno, è proprio vero che il battito d’ali d’una farfalla possa teoricamente innescare una tempesta dall’altra parte del mondo. Tuttavia, senza nulla proferire verso le regole della natura, ci sentiremmo più sicuri se certi applausi, più di un battito d’ali, non contribuissero all’aumento di vetrine devastate e di morti innocenti.

domenica 8 aprile 2007

Quando il buonsenso sulle droghe va...in fumo.

Il governo continua a vivere su piani lontani anni-luce dalla quotidianità, nei quali le questioni ideologiche vengono camuffate in maniera ineccepibile, ma rimangono inattuabili quanto il loro principio ispiratore.

Questo discorso vale più che mai per la campagna della Turco per la depenalizzazione delle cosiddette “droghe leggere”, iniziata dalla sinistra dai tempi di Noé e sottoposta da allora a trattamenti di lifting per renderla socialmente più credibile e, a dispetto dei prevedibili danni, una illusoria tutela verso i giovani.

Da alcuni mesi il Ministro della Salute, invece di fronteggiare i continui scandali di malasanità, insiste in quella che vuole far apparire una battaglia di civiltà, raddoppiando il quantitativo minimo di principio attivo di cannabis disponibile per uso personale e quindi la soglia necessaria per le sanzioni penali.

Il problema non si è presentato sin da subito come uno scippo di competenze del Ministro della Giustizia Mastella(in fondo lui sì che, dopo l’indulto, si è dimostrato esperto ad aumentare le “schifezze in circolazione”). Basta sfogliare i giornali provinciali e far cadere l’occhio sui trafiletti di cronaca locale per accorgersi che, nel corso degli anni, gli arresti per spaccio hanno riguardato nella quasi totalità dei casi le stesse persone. Le iniziali a garanzia della privacy non nascondo la realtà dei fatti ed i limiti tanto rimestati tra “carnefice” e “vittima” sul quale si giocava a far leva.

La volontà di dare maggiore tranquillità a consumatori cronici e spacciatori, ad abbattere una diga che cerca di arginare la vertiginosa diffusione verso età sempre più precoci.

Lo scorso marzo il TAR del Lazio ha messo un freno all’abbattimento di questa diga, sospendendo e poi annullando il suo decreto. I giudici amministrativi, nella sentenza, hanno sottolineato che la motivazione dell’atto del ministro, orientata nell’ambito delle ragioni sanitarie, non spiega le ragioni delle scelte operate, né tanto meno le giustifica sulla base di approfondimenti tecnici specifici sugli effetti delle sostanze stupefacenti in questione, contrastando il principio costituzionale della tutela della salute.

A quel punto la Turco ha cambiato tattica, dimostrando di nuovo la sua vera pelle: a suo avviso il nocciolo della questione non era più la tutela dal carcere dei fruitori incalliti di marijuana & company (scrivesi “consumatori di 40 spinelli giornalieri”, leggesi “spacciatori”), ma l’inapplicabilità dal punto di vista sanitario della stessa legge Fini-Giovanardi e quindi della necessità di istituirne una nuova: muoia Sansone con tutti i Filistei, con la differenza che Sansone se la svigna e da ad intendere che può fare come gli pare e piace.

Ma il citato lifting del motivo ideologico è nuovamente insufficiente, nella sinistra radicale è evidente l’eterna esigenza della libera circolazione delle droghe, basta appena a far la voce grossa nel proprio cortile con la speranza di non farsi sentire per strada.

E' incredibile come uno schieramento politico si impegni nell'allontanare i giovani dalla realtà con la legittimazione dell'uso delle droghe e, contemporaneamente, li voglia deresponsabilizzare, lasciando l’impressione che le emozioni normalmente accessibili da un individuo con le comuni risorse di siano raggiungibili solo con delle scorciatoie.
Inoltre,dopo ben 10 anni, il giornale britannico "The Indipendent" fa retrofront sulla cannabis, segnalando come questa abbia reso schizofrenici ben 25000 inglesi.La notizia ha fatto il giro del mondo, ma dalla Turco, guarda caso, non è ancora arrivata, come del resto tendenze senza dubbio più positive, quali la restrizione verso il consumo delle sigarette, l’incoraggiamento di psicologi e medici a limitare l’utilizzo e l’abuso di psicofarmaci, sostituendoli ove possibile con le proprie forze, oppure con la prevenzione verso quegli stati di alterazione che nel fine settimana assumono conseguenze tragiche.Una controtendenza allucinante, che nonostante una campagna moralizzante contro il doping nello sport ne sostiene uno di carattere mentale. Purtroppo questo ministro ha già creduto di avere uno charme tutto suo, tentando di sostituire uno stimato oncologo con una persona di fiducia, ed infischiandosi di un decreto che richiedeva la distribuzione di un farmaco salvavita poiché personalmente lo ritiene inutile.

Come allora, certe scelte preoccupano ma non sorprendono:non è novità se ogni giorno, con questo governo, avvengono cose turche. Anzi, cose...Turco.

lunedì 2 aprile 2007

L’Unione e l’immigrazione: provano davvero tanta solitudine?

L’attuale governo dimostra la capacità di distrarti dalle sue amenità precedenti promovendone di nuove, in un chiodo-scaccia-chiodo che ha come difetto principale di vedere noi italiani come parete.

Dopo i balletti schizofrenici sull’Afghanistan ed i Dico, adesso sembra il turno di una nuova legge sull’immigrazione, la Amato-Ferrero, infarcita di belle speranze lontane anni-luce dalle necessità quotidiane che come immaginabile sembra voler garantire tutti tranne che noi.

La prima novità (ma non troppo) consiste nella riduzione massiccia dei vincoli per l’ingresso in Italia, ed una conseguente riduzione del livello di controlli.

la seconda, a dir poco fantascientifica, prevede che i pochi soggetti con il decreto di espulsione in tasca concorderebbero il mezzo per il rientro: secondo Ferrero e company individui presi in fragranza di reato avrebbero l’amabilità di scegliere insieme alle questure il mezzo per tornare in una patria che non vogliono e lasciare una terra per la quale hanno fatto carte false nel vero senso della parola.

L’immigrazione si avvarrà delle liste di collocamento degli altri stati: quando non saranno impegnati in conflitti etnici secondo qualcuno avranno la premura di distinguere loro per noi i buoni dai cattivi, i meritevoli dai nullafacenti, inviandoci i primi e tenendosi stretti i secondi. Ammesso che si riducano gli approdi sulle nostre coste (ricordiamo che molti di questi immigrati hanno come meta il nord-Europa) andremmo a prenderli direttamente a casa loro e, contemporaneamente, saluteremmo i non graditi con una stretta di mano. Semplifichiamo l’evento immaginando, nel migliore dei casi, voli charter verso Africa ed Asia quasi vuoti all’andata e strapieni al ritorno, tutto per la manifestazione di un falso buonismo che danneggia anche chi pretende di aiutare. Guardando il progressivo allargamento ad Est dell’Unione Europea si comprende che tali misure(anzi, la cancellazione delle misure esistenti) sono rivolte ad altre realtà, dalle quali non sempre ci guardano di buon occhio. Mentre il resto dell’Europa si muove giustamente con i piedi di piombo, noi ci dimostriamo gli unici scriteriati che di fatto abbattono le frontiere.

Il fiore all’occhiello, in questo senso, è l’abbassamento dei tempi del voto amministrativo a 5 anni, che include la possibilità di candidarsi. Senza voler nulla togliere ai diritti civili, ricordiamo che nel resto del vecchio continente questa possibilità si acquisisce solo dopo 10 – 12 anni, ed avere la pretesa di stabilire questo record rischia soltanto di dare spazio ai novelli Abel Smith in attesa di personali legittimazioni politiche, e non di garantire le esigenze delle comunità di riferimento.

L’impegno di partecipazione ai concorsi pubblici, tra l’altro, si commenta da solo, visto che certi posti risultano attualmente irraggiungibili persino per gli italiani.

L’unico risultato realmente tangibile sarà di aggiungere lustrini alla nostra immagine di paese dei balocchi, costantemente suggerita da quelle organizzazioni criminali che vivono della disperazione ed ingenuità altrui.

Ma a Prodi ed i suoi finti Robin Hood cosa importa? Da gentiluomini si impegnano a fondo per mantenere questa loro immagine, ignorando che il processo di integrazione con la popolazione preesistente non si realizza a colpi di carta bollata o con la prostrazione verso i nuovi arrivati, ma con la conoscenza e comprensione delle regole e tradizioni del territorio ospitante. Non è una coincidenza se gli attentatori che hanno colpito l’Inghilterra due anni fa vi erano nati e cresciuti, così come i rivoltosi nelle periferie di Parigi di alcuni mesi dopo. Qualcosa non quadra, o peggio rischia di non quadrare nei decenni a venire.

Come se non bastasse, vi è l’intenzione di dimezzare i Centri di Accoglienza Temporanea, senza curarsi di quale strada prenderebbero coloro che vi si trovano all’interno.

L’impressione è che il centro-sinistra, in caduta libera sui consensi, cerchi solamente nuovi bacini elettorali. Nella vana speranza di sbagliarci, e che invece vogliano superare quel senso di solitudine dovuto alla progressiva scomparsa dei loro sostenitori, consigliamo a Damiano e Amato di ovviare alla chiusura di questi centri ospitando i clandestini dentro le loro modeste abitazioni, nascondendo simboli religiosi che possano urtare la loro sensibilità.

Per la nostra è tardi, ormai l’ hanno massacrata da tempo.

mercoledì 21 marzo 2007

Un governo che va a _ _ _ _ _ _ _, non solo in senso metaforico!

Complimenti, Prodi...dopo il caso-Rovati, dove un tuo stretto collaboratore aveva progettato lo smembramento della Telecom (e tu sei caduto dalle nuvole), adesso si trova la conferma delle notti brave del tuo portavoce Silvio Sircana, il ferreo censore attraverso il quale, secondo uno dei 12 punti fissati dalla coalizione, doveva emergere la migliore espressione politica del tuo esecutivo.

Mentre tutto passava da Sircana, ecco dove passava lui!
La sua era forse una selezione per la campagna in favore dei DiCo?
Se la sinistra radicale preferisce la piazza, lui predilige la strada?
Aspettando il tram lo ha confuso con qualcosa di fortemente assonante?
Negherà di essere stato “colto in fallo”?
Per la sua sosta c’erano forse altri motivi nascosti?

A nostro avviso, se oltre ad accettarne l’idea della pubblicazione si fosse dimesso od almeno auto-sospeso, avrebbe compiuto un gesto dignitoso...
Alla faccia de “la serietà al governo”!